Soltanto il 66% del personale in forza in un istituto o rete di istituti avrà la possibilità di accedere allo scatto di carriera triennale.
Questo quadro apre una serie di interrogativi e di perplessità. Voliamo un attimo con l'immaginazione e proiettiamoci in questo futuro avvincente della competitività e del superamento del “grigiore” dei trattamenti indifferenziati.
Mario Rossi, docente di Italiano e storia VS Giuseppina Azzurri, docente di disegno.
Mario Rossi nel corso dell'anno prepara con scrupolo le sue lezioni, corregge centinaia di compiti mettendo la sua classe quinta nelle condizioni di fare un bell'esame di maturità. Non avrà tempo per accumulare punti né frequentando corsi, né accumulando ore (la cosiddetta banca delle ore di cui parla la riforma, consistente in un accumulo di compiti svolti per la scuola fuori dall'orario di lavoro).
Giuseppina Azzurri non avrà molti impegni di lavoro a casa per preparare la lezione, la sua materia è semi-artigianale. Il suo insegnamento si esplica attraverso delle semplici istruzioni su come disegnare... Non avrà neppure l'onere di correggere elaborati, temi, tesine scritti dagli studenti. Correggerà dei disegni soprattutto in classe, dando indicazioni preziose agli studenti.
La Professoressa Azzurri, visti gli scarsi impegni extrascolastici, potrà accumulare punti frequentando corsi. Si dedicherà facilmente ad attività di orientamento o sportello amico, o commissione biblioteca, facendo aumentare la sua banca-ore.
E' giusto che Rossi abbia la carriera bloccata e che Azzurri vada avanti in carriera?

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